Da tanti anni, o meglio decenni, abbiamo sentito dibattiti e promesse politiche del ponte sullo stretto… ma ne abbiamo davvero bisogno? Non è una domanda da facile e rapida risposta. Però è certo che per tanti anni è stato promesso dagli ex e non primi ministri tra cui Berlusconi, Meloni e l’attuale ministro delle infrastrutture Salvini. Ci sarebbero tanti vantaggi ma anche svantaggi come quello che non sappiamo se possa essere costruito (e finanziato). Il ponte collegherebbe l’isola siciliana alla penisola italiana.
Dal punto di vista tecnico non è stato considerato un progetto facile ma difficile. Dal punto di vista geologico la zona è altamente sismica, le correnti marine possono causare dei rischi durante la costruzione e l’uso, i costi per finanziare la costruzione. Il ponte, se costruito, sarebbe il ponte sospeso più lungo al mondo (3660 metri), torri alte 399 metri, larghezza dell’impalcato di 61 metri, sei corsie stradali e due binari ferroviari. Il più grande problema è quello del treno che soffrirebbe i forti venti e gli spostamenti del ponte. Infatti è stato “riciclato” il progetto del ponte di tanti anni fa che non tiene conto sia dei nuovi costi che necessita la costruzione, sia il cambiamento climatico che ha un gran impatto sulla resistenza del ponte.

Riguardo ai fondi della costruzione è già costato agli italiani centinaia di milioni. Nel 2008 il Presidente Monti decide di liquidare la società “Stretto di Messina”, gettando al vento 342 milioni di euro. Vengono interrotti i contatti con le aziende tra le quali Eurolink che vuole incassare le penali e fa ricorso in tribunale. Quest’ultimo però gli darà torto. Nel 2013, Pietro Ciucci (ex Presidente e direttore generale di ANAS) è andato in pensione dal ruolo di direttore generale dell’ANAS, ha mantenuto comunque altri incarichi all’interno dell’ente. In questa occasione, si è assegnato una buonuscita di 1,8 milioni di euro, che includeva anche un’indennità per la risoluzione anticipata del contratto senza preavviso. Attualmente è di nuovo amministratore delegato della società “Stretto di Messina”. Oltre a questa sfilza di problemi c’è anche quello degli abitanti che occupano le zone interessate ad un’eventuale costruzione del ponte e che quindi rimarrebbero senza casa.
I vantaggi sono un maggior numero di turisti che possono più facilmente raggiungere l’isola del Sud Italia. I trasporti che dipenderebbero sempre meno da navi e traghetti. Maggiore connessione generale all’Italia e al resto dell’Europa. Creazione di posti di lavoro che secondo Salvini ammonterebbero a 100,000. Poi diventati 50.000 e poi ancora di meno. Questo ci da un chiaro segno di quanta incertezza ci sia ancora legata alla costruzione del ponte. Un grande problema dell’Italia è quello delle infrastrutture e la Sicilia l’ha vissuta più da protagonista. Perciò la creazione di questo ponte, senza un miglioramento delle infrastrutture all’interno della regione, sarebbe l’ennesimo fallimento dello stato italiano.


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