Deadpool & Wolverine

D&W

Deadpool & Wolverine è la mano di salvezza in una caduta verso un burrone che adesso si è rimarginato. Lo fa senza una trama ben sviluppata, ma attraverso un accumulo di impressioni, di tanti camei, comparse pronte a lasciare a bocca aperta un pubblico assettato di malinconia per un tempo perduto e che solo un personaggio come il mercenario chiacchierone può riesumare. Tanto, se non tutto, nel film con Ryan Reynolds e Hugh Jackman parla a un passato a cui ancora ci rivolgiamo. Dalla divisa gialla di Wolverine, ignorata nei film Marvel, ripresa adesso da Levy, a una colonna sonora che pare uscita dal lettore mp3 di ogni millennial nei primi Duemila fino a battute al vetriolo e continui riferimenti alla cultura pop che ha dato i natali ai due protagonisti, Deadpool & Wolverine va oltre al classico sviluppo narrativo sostenuto da scene di lotta e momenti d’impatto emotivo, per sparare ogni cartuccia sacrificando la logica di racconto.

L’intreccio è solo un canovaccio da seguire, e poi accartocciare. Un suggerimento da recepire, interiorizzare e poi ignorare, in pieno stile anarchico del suo protagonista. Ci saranno momenti in cui lo spettatore si sentirà disorientato, avrà quella strana sensazione di non capire, non seguire, non afferrare la portata dei dialoghi, ma è proprio in questi attimi che la quarta parete si rompe, il sarcasmo irrompe, e l’entrata in scena di un personaggio caro alla memoria collettiva, o di un cagnolino come Dogpool fa dimenticare l’inafferrabilità del racconto per colpire a livello emotivo.
Sembra un paradosso, eppure per un film così sanguinolento e sboccato, a elevarsi a punto di forza è la componente sentimentale. Sa dove colpire il personaggio di Ryan Reynolds, e lo fa senza katana, o impugnando una IMI Desert Eagle: è nel comparto nostalgico dei propri spettatori il punto debole su cui forzare, attaccando quelle scelte autoriali e imposizioni aziendali che il pubblico ha tanto recriminato alla Marvel/Disney, e che nulla ha potuto contro un personaggio rimasto fedele a se stesso, alla sua esuberante violenza e al suo animo splatter che tanto lo caratterizza.

In merito al Wolverine di Hugh Jackman nessun tradimento è stato commesso. Tutt’altro; speranze disilluse, personaggi perduti, e altri “rovinati” dal politically correct, vanno ad alimentare un corpo cinematografico che vive di autoironia, meta-cinematografia, attacchi e sarcasmo causatici che il pennello edulcorante della Disney non ha osato limare, o censurare. Lo stesso Wolverine di Hugh Jackman pur essendo ben lontano da quello dei film di Bryan Singer, o del Logan di James Mangold, riesce a trovare nella forza del fallimento, della sconfitta e dell’autocommiserazione, un sostrato umano che rende ancora più vicino e irresistibile un personaggio che in ogni versione riesce sempre a incantare, gasare, conquistare il cuore del proprio pubblico.

È come tornare a casa, guardare Deadpool & Wolverine; una casa d’infanzia, che abbiamo dovuto lasciare e che adesso ci viene magicamente incontro, sebbene, o per fortuna, sporcata dal sangue di corpi mutilati e/o feriti. Sono conseguenze prevedibili di lotte a perdifiato che il regista restituisce con inquadrature angolate, movimenti improvvisi di macchina, panoramiche e carrellate ancorate ai propri personaggi così da enfatizzarne ogni singolo movimento, o più impercettibile, minimo, gesto. A raccordare riprese così adrenaliniche ci pensa un montaggio altrettanto serrato, alternato a piani-sequenza al cardiopalma durante i quali la congiunzione di tempo sullo schermo e quello spettatoriale coinvolgerà con ancor più potenza un pubblico ormai prigioniero di una giostra per gli occhi, dove i miti d’infanzia si bagnano a litri di sangue.

Deadpool & Wolverine sarà un prodotto un po’ ruffiano, che sa dove colpire, cosa dire e quando farlo, ma è proprio grazie a questa sicurezza se funziona, riuscendo a risollevare un universo cinematografico sull’orlo del totale cedimento, come la linea temporale che Wade deve recuperare e salvare. Non si prende mai sul serio, il film di Levy, giocando con il proprio pubblico senza snaturare una coppia di personaggi che ameremo ritrovare, prima di salutarli un’altra volta.

Recensito da

Dott. Francesco Ettore De Santis

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