VENOM THE LAST DANCE

Comicità demenziale, azione senza freni e tanti, tanti Simbionti: questi sono gli ingredienti di base della saga cinematografica di Venom. Con il terzo capitolo la serie giunge alla sua conclusione nel bene o nel male. Nel bene perché il capitolo finale dell’avventura di Eddie Brock si colloca in piena continuità con il passato, strizzando l’occhiolino allo zoccolo duro dei fan delle due pellicole del 2018 e del 2021. Nel male perché, sfortunatamente, Venom: The Last Dance è un film tutt’altro che perfetto. Ma lo stesso vale anche per gli altri due capitoli della saga, che pure sono riusciti a intrattenere il pubblico di massa: a Sony non si chiedeva certo di confezionare un capolavoro, ma almeno di produrre un film che permettesse di staccare la testa per un paio d’ore. Ce l’avrà fatta?

La storia riparte più o meno da dove ci eravamo lasciati con il finale di Venom: La Furia di Carnage e le scene post-credit di Spider-Man: No Way Home. Eddie e il suo ingombrante ospite sono fuggitivi in Messico: sulla testa dei due co-protagonisti pende un mandato di cattura internazionale, con l’accusa di aver ucciso il detective Patrick Mulligan durante la battaglia con Carnage. Al contempo, un’altra minaccia incombe su Venom: stiamo parlando di Knull, padre e Dio di tutti i Simbionti, che ha inviato sulla Terra una mostruosità chiamata Xenophage con lo scopo di catturare l’alieno mutaforma e riportarlo a casa. Senza fare troppi spoiler, la prima parte del film ci rivela che Mulligan non è morto, che sul nostro pianeta ci sono tanti, ma davvero tanti Simbionti e che Venom ne è un esemplare molto speciale, visto che è l’unico che possiede la “chiave” per liberare Knull dalla prigionia a cui è stato costretto secoli or sono.

Su queste basi, la trama si sviluppa secondo linee estremamente classiche e prevedibili. Si tratta infatti di un gioco del gatto e del topo a tre parti: Eddie e Venom sono i fuggitivi, mentre lo Xenophage e il Comandante Rex Strickland, che supervisiona il progetto di ricerca sui Simbionti nell’Area 51, danno loro la caccia. Questo lungo inseguimento, che porta il nostro antieroe a Las Vegas e poi nel mezzo del deserto del Nevada, è un mero pretesto per incollare tra loro le scene d’azione e le sequenze comiche, che altrimenti sarebbero state totalmente scollegate l’una dall’altra. Nonostante questa (semplice, minimale e poco avvincente) trama di base, la logica del film non è sempre del tutto chiara: l’unico personaggio che sembra avere un fine razionale e che lo persegue con tutte le proprie forze è Knull, che comunque compare a schermo giusto per qualche secondo, facendoci solo pregustare un suo ruolo più ampio in un futuro crossover cinematografico tra Venom e Spider-Man.

Tutti gli altri, a partire da Eddie e dal suo parassita spaziale, sembrano muoversi in maniera pressoché casuale da un posto all’altro, passando spesso dalla padella alla brace o saltando da un siparietto “comico” a una scazzottata senza soluzione di continuità. I momenti comici sono spesso del tutto privi di senso, surreali e fuori luogo, portando all’estremo la tendenza dei film precedenti a non prendersi sul serio e a proporre un umorismo demenziale e facilone. Incredibilmente, l’idea di estremizzare questa forma di humor si rivela tutto sommato di successo, perché The Last Dance riesce a strappare qualche risata in più rispetto ai due predecessori. Anche le sequenze d’azione non sono così male: la struttura di The Last Dance è del tutto simile a quella di La Furia di Carnage, con tante piccole schermaglie disseminate nel corso della parte centrale e un ultimo, grande scontro in cui la vita di Venom è seriamente a rischio. La minaccia dello Xenophage, in maniera non dissimile da Cletus Kasady, è per buona parte del film essenzialmente imbattibile, perciò quelle che vediamo per i primi 60-70 minuti sono più che altro delle fughe ad alto tasso di adrelina, mentre il Protettore Letale sfrutta appieno i suoi poteri solo all’ultimo.

Come già anticipato dai trailer, Venom non è l’unico Simbionte del film: accanto a lui ce ne sono diversi altri, che però ricoprono tutti un ruolo minore e francamente poco interessante – al di là di qualche coreografia action piuttosto azzeccata. Il potenziale di questi personaggi è piegato da una Computer Grafica tutt’altro che da applausi, al punto da sembrare dei semplici reskin di Venom con colori diversi, oppure appena più magri, più muscolosi, più bassi, più alti e via dicendo. Il design di Carnage, per quanto non particolarmente ispirato, è un gioiello a confronto con quello degli alieni di questo terzo film. Anche lo Xenophage non convince fino in fondo, con una caratterizzazione stereotipata che poco si integra con il resto dei personaggi, al punto da sembrare un modello tridimensionale stock prelevato da qualche serie TV cancellata all’ultimo minuto. La resa di Knull e del suo trono nero è molto più azzeccata, invece: peccato solo che li si veda per meno di un minuto, scene post-credit comprese. Al di là della CGI, nessun personaggio resta veramente impresso allo spettatore perché The Last Dance usa male il (poco) tempo a sua disposizione: il cast di supporto che ruota attorno a Eddie Brock è più ampio del solito, ma nessun comprimario o nemico viene approfondito con dovizia di particolari. Per alcuni si tenta una caratterizzazione minima, che sfrutta tutti i cliché del genere action e che viene abbandonata non appena smette di essere strumentale all’evoluzione della narrazione verso lo scontro successivo.

Nessuno, d’altro canto, si aspettava un film con una scrittura densa o una trama particolarmente innovativa. Ciò che non gli si può lasciar passare, però, è un ritmo fin troppo lento, quasi un ossimoro per un film di supereroi. Insieme alla trama poco approfondita e ai personaggi totalmente piatti, i problemi di ritmo rendono Venom: The Last Dance un film semplicemente noioso per gran parte della sua durata. Indubbiamente c’è una ripresa sul finale, con una battaglia vasta e spettacolare, ben coreografata, lunga quanto basta e in cui anche la CGI è di qualità. Ma bisogna arrivarci: se non siete degli appassionati del Protettore Letale, potreste finire per desistere prima di arrivare a fine pellicola.

Dott. Francesco Ettore De Santis

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