The Substance è il nuovo body horror che ha fatto impazzire il pubblico.
Premiato al festival di Cannes 2024 per Miglior Sceneggiatura, l’esordio in lingua inglese della regista francese Coralie Fargeat con protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley. Il pubblico è diviso tra chi lo definisce disturbante e chi il miglior film dell’anno.
A tre settimane dall’uscita, supera i 65 milioni di dollari a livello globale.
Una cosa è certa: The Substance lascia il segno.
Quanto sei disposto a dare pur di non cadere nell’oblio?
La storia si incentra su Elizabeth, un tempo acclamata showgirl hollywoodiana a cui è stata dedicata una stella nella “Hall of fame” e che adesso deve fare i conti con un crudo principio che da sempre si aggira per il mondo della televisione: non c’è spazio per chi invecchia. Elizabeth viene infatti licenziata dal suo capo, interpretato da un grandissimo Dennis Quaid, il giorno del suo cinquantesimo compleanno perché gli ascolti del suo programma televisivo calano sempre di più e crolla l’adorazione generale che la circondava. Trovatasi all’ospedale dopo un incidente, un infermiere le fa una proposta che le cambierà la vita: the Substance.
Si tratta di una sorta di medicinale in via sperimentale che dà la possibilità a chi lo assume di creare una versione più bella, più giovane e più talentuosa di te stessa. Era proprio ciò che Elizabeth cercava e, una volta persa la sua carriera, decise di provare il tutto per tutto. Tuttavia, la nascita del suo alter ego non è così semplice e indolore: Sue infatti nasce dal corpo stesso di Elizabeth, con un dolorosissimo “parto al contrario” che, per quanto girato bene, ti fa completamente immergere nel film e ti dà la sensazione di star provando quel dolore. La gestione è apparentemente semplice, i due corpi condividono la stessa anima e vivono a settimane alterne. C’è solo un principio da tenere sempre a mente: Tu Sei Una Sola.
La vita di Sue è perfetta: è giovane, corrisponde ai canoni estetici ed è piena di opportunità. Tutti la ammirano. Viene scelta come conduttrice del programma che una volta era in mano ad Elizabeth, e in men che non si dica il suo personaggio spopola e viene subito messa su un piedistallo. Quella che comincia come una vita idilliaca e da sogno, pian piano diventa un incubo. Elizabeth ha sempre più difficoltà a tornare nel suo stesso corpo, comincia ad abbandonare sé stessa e ad aspettare con ansia la scadenza dei sette giorni. Ed è così che le vite delle due donne (che dimenticano presto di appartenere in realtà ad una sola vita) si sviluppano su un parallelismo talmente estremo che renderà l’una irriconoscibile all’altra.
Questo film naviga la psiche femminile in un mondo che vive con il punto di vista maschile, nel film rappresentato da Dennis Quaid, che viene sempre inquadrato con una tecnica che risulta disturbante agli occhi di chi la osserva. Lo possiamo vedere nel modo in cui lo stesso Quaid si approccia a Sue e ad Elizabeth: una giovane donna, se conforme a particolari standard estetici, subisce un trattamento diverso dagli uomini e dalla società in generale rispetto a una donna ormai “troppo vecchia”. E nel momento in cui Elizabeth realizza questo principio, comincia a provare odio verso sé stessa e verso il suo corpo che non attrae più e che non è più desiderato dagli uomini. Un odio talmente viscerale che la porterà a non poter neanche vedere il viso di Sue perché lei le ricorda tutto ciò che non è, che è stata e che non sarà mai più.
E’ un film che parla in maniera molto forte in particolare alle donne e alla costante sensazione di sentirsi insoddisfatte, di volere sempre di più e soprattutto al pensiero intrinseco che la bellezza venga determinata da quanti occhi ti stanno guardando ed esaltando.


Lascia un commento