HIKIKOMORI

un articolo di Francesca Dedin

Cosa spinge un ragazzo a isolarsi? Cosa lo spinge a chiudersi tra le quattro mura di una camera? Perché sceglie di vivere attraverso uno schermo o un videogioco e di comunicare solo tramite microfono e tastiera?

Vedendola da lontano la società giapponese ai nostri occhi è perfetta: pulizia, ordine, usi, costumi e tradizioni accattivanti e interessanti. Ma la realtà è che la società giapponese è oppressiva oltre ogni limite. La competizione è all’ordine del giorno, il singolo individuo, con i propri bisogni, pregi e difetti, non esiste in quanto tale. Esiste la collettività e il lavorare duro affinché tutto sia impeccabile. Le regole al lavoro sono ferree e i sensi di colpa e vergogna per gli errori hanno effetti devastanti. La scuola dal canto suo, imponendo norme su abbigliamento, pettinature e standard da raggiungere, snatura l’essenza e l’anima degli studenti. Il bullismo violento e terribile è diffuso soprattutto tra i più piccoli che lo usano come valvola di sfogo per scaricare l’ansia da prestazione e la pressione a cui sono sottoposti.

Questo tipo di società è deleterio al punto di diventare mandante di un alto numero di suicidi e fautore di altrettante morti da superlavoro: Karoshi.

Ecco che molti ragazzi non sentendosi all’altezza delle richieste e delle aspettative si rinchiudono nelle loro stanze e vivono da reclusi in condizioni igieniche fisiche e mentali pietose.

Il fenomeno dell’isolamento sociale ha avuto origine nel Paese del Sol Levante negli anni ’80, ma si sta rapidamente espandendo anche in occidente perché anche in occidente, ormai, l’essere sempre performanti al massimo, ventiquattro ore su ventiquattro, è diventato un obbligo. L’uomo non viene più valutato per il lavoro che svolge nell’orario deputato ad esso, ma per gli straordinari che è disposto a fare. Gli studenti devono essere sempre eccellenti e non è quasi mai permesso loro di sbagliare.

Giudizi, voti e competizione sono diventati anche qui parte preponderante della vita degli adolescenti. Anche qui, come in Giappone, l’essere umano è valorizzato per ciò che dà e non per ciò che è. Anche in occidente, come in Giappone, il collettivismo più becero sta avendo la meglio sull’individualismo e questo se viene rapportato ad alcune delle attuali battaglie, è un grande paradosso. Infine, anche qui come in Giappone, sono i ragazzi stessi a isolarsi prima di essere isolati, a chiudere la porta dall’interno prima che venga loro chiusa dall’esterno. I propri pari vengono cercati in rete e le proprie passioni condivise solo con chi, nell’etere, le sappia capire e apprezzare.

Questi ragazzi si trasformano in esseri notturni, ma a differenza di quelli osannati da cinema e letteratura, vengono derisi e disumanizzati identificandoli con lo stesso nome del fenomeno che rappresentano: Hikikomori.

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