Il lavoro nobilita l’uomo.
l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Fai il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita.
Sì, tutte belle parole, belle frasi, belle utopie.
Negli anni il lavoro si è trasformato nell’unico scopo da raggiungere, nell’unica cosa che conta.
Non è più il mezzo per vivere, ma è diventato il perno attorno al quale ruota la vita.
E questa triste verità riguarda tutte le figure che compongono questo mondo: dallo studente all’imprenditore, dall’operaio all’influencer, dal pensionato al ragazzo che cerca la propria strada.
Domanda e offerta si mancano di un soffio nei post facebook, posizioni offerte dalle agenzie interinali che non corrispondono alle mansioni reali.
Lavoratori che scappano da aziende in perenne ricerca di personale in un loop infinito.
Mutui e affitti che richiedono realtà solide e contratti di lavoro a tempo indeterminato che nessuno offre.
Garanzie richieste a fronte di instabilità galoppante.
Fornitori da pagare e clienti insolventi.
Alloggi per i lavoratori stagionali introvabili mentre quelli a uso turistico nascono come funghi.
L’uomo, imprenditore o dipendente che sia, è visto solo come fonte di guadagno, come mezzo di trasporto per il danaro.
Professionisti che, alla ricerca di un guadagno extra, svendono sui social le storie dei loro clienti, dei loro pazienti.
Genitori che usano i figli per due like e due spicci in più.
Insegnanti che, auto assolti dal basso stipendio, si reinventano dispensatori di verità su tik tok e in libreria.
Studenti che per ritrovare se stessi è un po’ di dignità, cercano qualsiasi tipo di lavoro estivo e, ben che vada, ritorneranno a settembre con l’amaro in bocca e le tasche ancora vuote.
Economia ferma, vite spente, corse folli alle cinque del mattino.
E il cane che non smette di mordersi la coda.
Vita e lavoro, illusioni e realtà


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