Dazi, Controllo e Difesa, i giochi di potere di Trump

di Michele Venturato

La politica tariffaria dell’amministrazione guidata dal “Tycoon” ha scosso l’assetto dei rapporti economici e politici tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. In un clima internazionale sempre più incerto, le misure protezionistiche imposte si intrecciano a motivazioni di sicurezza e rivalità difensiva, con ripercussioni che vanno ben oltre la sfera commerciale.

Quando, Chi e Perché

Dopo essere stato eletto a gennaio, il presidente degli USA ha avviato la sua campagna tariffaria che fonda le sue radici a febbraio 2025, annunciando una serie di dazi nei confronti di vari paesi come il Canada, il Messico, la Cina e tanti altri. Sono stati colpiti anche l’Unione Europea e i suoi stati membri, tra cui l’Italia, partner commerciale di lunga data. Tra le misure più incisive, l’amministrazione ha decretato un ampliamento di tassazioni preesistenti e un’imposizione del 25% di dazio su acciaio e del 10% sull’alluminio, e ulteriori tassazioni sulle importazioni di materiali e prodotti lavorati, giustificando tale scelta come strumento per proteggere le industrie americane e riequilibrare il deficit commerciale con i paesi europei. La mossa si inserisce in una strategia “America First”, volta a punire quei paesi ritenuti responsabili di non investire adeguatamente nella difesa, contribuendo così in modo insufficiente agli oneri presi con NATO.

Le Motivazioni e Giustificazioni

Le giustificazioni addotte dall’amministrazione del presidente sono molteplici. Oltre all’obiettivo di proteggere l’industria nazionale impiegando una logica protezionista, Donald J. Trump sostiene che l’Europa investe molto meno in difesa rispetto agli USA, un tema da lui reiteratamente enfatizzato in vari interventi pubblici. Secondo lui, tale squilibrio impone una risposta “punitiva” per far comprendere ai partner transatlantici l’importanza di un contributo più equilibrato ai doveri comuni.  Un ulteriore elemento retorico riguarda la sicurezza interna: i dazi verrebbero impiegati anche per contrastare il traffico di Fentanyl, un potente oppiaceo che, secondo l’amministrazione, penetra negli USA attraverso rotte commerciali indirette che coinvolgono Cina e Messico. Questa duplice giustificazione – protezione industriale e sicurezza nazionale – ha rafforzato la linea dura, nonostante le critiche sollevate dall’Europa.

Le promesse in campagna elettorale

Donald Trump ha fatto dei dazi uno dei principali strumenti per dimostrare ai suoi elettori che le promesse fatte in campagna elettorale non erano semplici slogan, ma impegni concreti. La sua politica commerciale aggressiva si inserisce in una visione del mondo in cui l’America deve tornare a dominare le dinamiche economiche globali, imponendo le proprie condizioni e rifiutando compromessi che possano sembrare segni di debolezza. L’imposizione di tariffe e barriere doganali diventa quindi non solo una misura economica, ma un gesto simbolico che riflette una strategia di forza, funzionale a consolidare l’immagine di un leader intransigente e deciso. In questo contesto, i dazi sono l’emblema di un approccio che mira a riportare l’industria americana ai fasti del passato e a riaffermare la supremazia statunitense contro ogni minaccia percepita, interna o esterna, nel pieno rispetto delle aspettative di chi lo ha portato alla Casa Bianca.

Bilancia commerciale europea e tasso euro dollaro

L’imposizione dei dazi ha avuto ripercussioni significative sulla bilancia commerciale europea, già sotto pressione per un deficit in crescita. I flussi commerciali si sono penalizzati, accentuando uno squilibrio che evidenzia la dipendenza dell’Europa dai mercati statunitensi che da sempre acquistano diversi prodotti da vari settori come il manifatturiero e la meccanica di precisione. Contestualmente, il tasso di cambio euro-dollaro ha registrato una volatilità accentuata, con il deprezzamento del dollaro che ha aumentato il costo delle importazioni per i paesi membri degli States, ma ha anche incrementando le esportazioni e ridotto il loro deficit di import-export. Il mercato azionario è crollato a causa di un previsto rallentamento del traffico commerciale tra gli USA e le nazioni attaccate dalle imposte mercantili.

L’Impatto sull’Europa e le Relazioni Internazionali

Dal punto di vista europeo, questi cambiamenti non sono stati accolti con favore. La Commissione Europea ha dichiarato: «No a barriere ingiustificate – collaboriamo con gli USA, ma non possiamo accettare penalizzazioni unilaterali». La risposta ufficiale di Ursula von der Leyen, ha sottolineato la necessità di un dialogo costruttivo e di soluzioni condivise, piuttosto che l’imposizione di misure punitive che minacciano la stabilità economica del continente.  Gli effetti dei dazi si faranno sentire su vasta scala: la riduzione degli scambi commerciali e l’aumento dei costi per le materie prime potrebbero compromettere non solo il settore industriale, ma anche l’equilibrio geopolitico, accentuando le tensioni con potenze come Cina e Russia, che potrebbero sfruttare il momento per incrementare il costo del gas e di altre risorse fondamentali che metterebbero in ginocchio l’Europa. Da poco è stato annunciato un piano di riarmo europeo dal valore di 800 miliardi di euro noto come “ReArm Europe” che punterebbe ad aumentare la percentuale di denaro investito nella difesa in relazione al PIL per ogni nazione europea (almeno il 2% come richiesto dalla NATO). Questa decisione è stata presa per assecondare le richieste di Trump (in via non ufficiale) e della NATO che sollecitano l’Europa ad adempiere agli accordi internazionali sottoscritti. La manovra rafforzerà sicuramente l’Europa sul piano diplomatico, ma le modalità con cui verrà coordinata l’operazione sono ancora vaghe e confuse. Alcuni indizi suggeriscono che uno degli scopi principali del progetto sia quello di risollevare il settore dell’automotive europeo, in costante calo ormai da anni, riconvertendo le fabbriche di industrie come quella del colosso tedesco Volkswagen, nella produzione di carri armati e mezzi da combattimento. 

La Reazione dell’Italia

L’Italia, con il suo forte comparto export nei settori manifatturiero, agroalimentare e del design, si trova particolarmente esposta alle misure adottate dall’amministrazione Trump che nella lista di dazi segna: Unione europea: 20% (specificando che quest’ultima applica agli USA il 39% della tassazione). Le stime indicano perdite economiche rilevanti che potrebbero compromettere il PIL e la posizione dell’Italia nei mercati internazionali. Di fronte a questo scenario, il governo italiano si è affrettato a coordinarsi con Bruxelles per definire una risposta comune e instaurare un dialogo di compromesso con Donald Trump. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già organizzato un incontro con il presidente americano per chiarire il mantenimento o meno dei dazi nei confronti dell’Italia. Senza dubbio, questa politica estera abbracciata dal presidente americano inasprisce le reazioni con gli stati alleati e membri della NATO, lasciando pensare che questi rapporti non sono di suo interesse tanto quanto lo sono per i paesi europei. Queste complicazioni rischiano di aggravare ulteriormente la situazione economica dell’Italia e degli stati europei, soprattutto se si considera la possibilità che Cina e Russia possano sfruttare l’occasione per inasprire i costi di importazione di materie prime strategiche.

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