di Marco Venturato
Tra liti, veti e polemiche, la decisione per chi sarà il candidato in Veneto del centrodestra non sembra sbloccarsi, rimbalzando tra Roma e Venezia. Nel frattempo il centrosinistra scommette su Manildo. Tutto questo con la data del voto ancora da decidere.
Già l’8 maggio il Consiglio di Stato aveva chiarito che le consultazioni dovranno svolgersi «entro il 20 novembre». Il 26 giugno, però, la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha respinto (con 15 voti contrari e 5 favorevoli) l’emendamento leghista che puntava a consentire un terzo mandato consecutivo ai Presidenti di Regione. Pochi giorni dopo, il 21 luglio, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha escluso sia l’ipotesi di un “Election day” (che avrebbe accorpato Marche, Calabria, Campania, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto) sia uno slittamento delle elezioni alla primavera 2026.
La successione a Zaia
Con queste elezioni si chiude il lungo ciclo di Luca Zaia, in carica dal 2010. Memorabile la vittoria del 2020, quando conquistò quasi 1,9 milioni di voti (76,79%). L’ipotesi più accreditata prevede la candidatura del padovano Alberto Stefani, 32 anni, già sindaco di Borgoricco e deputato, attuale segretario della Liga Veneta. Per Zaia, invece, si profila un futuro a Roma: potrebbe ereditare il seggio lasciato libero da Stefani, altre voci lo danno come futuro Presidente dell’Eni, altri ancora come quello del Coni. In alternativa potrebbe ottenere un ministero, quello del Turismo appare tra i più probabili, in vista dei Giochi di Milano-Cortina. Tra le opzioni circola perfino l’idea di una sua candidatura a sindaco di Venezia.
Gli equilibri nel centrodestra
La candidatura di Stefani, vicesegretario federale, deve comunque superare l’esame di Fratelli d’Italia, che vorrebbe un proprio nome in corsa. Tra i papabili meloniani figurano Raffaele Speranzon e Luca De Carlo. I numeri dicono che alle Europee del 2024 FdI ha triplicato i consensi della Lega (37,58% contro 13,15%), un dato che peserà nella distribuzione degli assessorati. Secondo gli accordi in discussione, se la Lega dovesse esprimere il governatore, FdI otterrebbe i dicasteri regionali più “pesanti”, come Sanità e Infrastrutture. A Forza Italia andrebbero due assessorati, mentre i leghisti uscenti, avendo già completato due mandati, potrebbero puntare solo a un ruolo da consiglieri.
La questione “Lista Zaia”
Altro nodo è la riproposizione della lista personale di Zaia, che nel 2020 aveva toccato il 44,57%. Il governatore ha sottolineato che la lista servirebbe a rappresentare un elettorato che non si identifica più con la sola Lega, oltre che a garantire più seggi anche agli altri partiti dal momento che oltre il 60% scatterebbe il sistema proporzionale. Tuttavia, gli alleati sono freddi, anche tra gli stessi salviniani. Forza Italia con Tosi dichiara che sarebbe una provocazione inusuale e si potrebbe vincere anche senza la lista Zaia. Proprio Flavio Tosi è stato schierato dai berlusconiani come proprio candidato, anche se con poca probabilità sarà il candidato della coalizione in quanto da tempo ai ferri corti con i leghisti. Con loro, Udc e Noi Moderati, che hanno stretto un accordo con Libertà Popolare.
L’alternativa del centrosinistra
Il 26 luglio l’ex sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, ha ufficializzato la sua candidatura per il centrosinistra. Avvocato, 56 anni, punta a rilanciare una coalizione che nel 2020 si era fermata al 15,72%. Lo sostengono Pd, M5S, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Psi, Movimento Socialista Liberale e diverse civiche. I 5 Stelle sceglieranno i propri candidati a fine agosto, mentre all’interno del Pd correranno figure già affermate nelle varie province.
Il tema dei tre mandati
Zaia ha potuto guidare la Regione per tre volte consecutive perché il limite dei due mandati, introdotto dalla legge elettorale regionale del 2012, non è stato applicato retroattivamente. Il suo primo incarico (2010-2015) non è dunque stato conteggiato, permettendogli di ripresentarsi nel 2015 e nel 2020. In ogni caso, il futuro Presidente del Veneto porterà cambiamenti, netti o meno, rispetto ai quindici anni di Zaia che hanno consolidato ormai una certa routine, nel bene e nel male.


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