di Marco Venturato
Palantir è il “Grande Fratello” privato della tecnologia?
I software di Palantir Technologies affascinano governi e grandi gruppi industriali per la loro straordinaria capacità di analisi dei dati, ma alimentano anche un acceso dibattito sui rischi per la privacy e sulla sorveglianza su larga scala. Fondata nel 2003, l’azienda statunitense ha vissuto una crescita impressionante: tra il 2024 e la prima metà del 2025 è diventata il titolo con la migliore performance dell’indice S&P 500. Un successo trainato da piattaforme in grado di incrociare e interpretare enormi quantità di informazioni sensibili, dalle immagini satellitari ai dati industriali, fino a movimenti finanziari e flussi bancari.
Tra governi, eserciti e multinazionali
Il portafoglio clienti di Palantir è tanto prestigioso quanto controverso. Oltre a governi, forze armate, servizi di intelligence e corpi di polizia, figurano grandi aziende private come Airbus, Stellantis e persino la scuderia Ferrari di Formula 1. Il cliente principale resta però Washington: lo scorso agosto l’esercito statunitense ha firmato un accordo quadro decennale dal valore potenziale di 10 miliardi di dollari.
L’azienda è inoltre coinvolta nel sostegno tecnologico all’Ucraina, dove i suoi software vengono utilizzati per analizzare dati sul campo di battaglia, ad esempio per individuare la posizione di tiratori nemici. Proprio questo forte legame con il settore militare è alla base di molte critiche. Palantir è infatti accusata di collaborare attivamente con l’esercito israeliano, contribuendo – secondo alcuni esperti – allo sforzo bellico nei territori palestinesi occupati.
Tecnologia avanzata, dubbi profondi
Il prodotto di punta dell’azienda, Gotham, permette di aggregare basi di dati diverse, cartografare aree e persino seguire gli spostamenti di singoli individui. Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe stato utilizzato anche nelle operazioni che portarono all’individuazione di Osama Bin Laden nel 2011. Oggi viene impiegato da numerose forze di polizia negli Stati Uniti e in Europa.
Grazie all’intelligenza artificiale, gli algoritmi di Palantir consentono di partire da elementi come precedenti giudiziari, videocamere di sorveglianza o dati di geolocalizzazione per ricavare ulteriori informazioni e connessioni. Proprio l’uso di questi strumenti da parte della polizia dell’immigrazione statunitense per monitorare le espulsioni ha scatenato forti polemiche, tanto che alcuni dipendenti dell’azienda hanno lasciato il loro posto, denunciando in una lettera aperta il proprio dissenso. Anche Amnesty International ha espresso gravi preoccupazioni, parlando di un “elevato rischio di violazioni dei diritti umani”.
Gli interrogativi da porsi sono: quando finisce il confine della sicurezza comune e si sfocia nella violazione della privacy? Prevale il bene collettivo a discapito della libertà personale?
Accuse, smentite e timori europei.
Un’inchiesta del New York Times pubblicata a maggio ha aggiunto un ulteriore elemento di tensione, ipotizzando che Donald Trump stia utilizzando le tecnologie di Palantir per costruire una gigantesca banca dati sulla popolazione americana, con il rischio di una sorveglianza di massa. Accuse che l’azienda respinge con decisione.

Palantir – che ha il suo quartier generale europeo in Svizzera – ha definito “errata e fuorviante” la descrizione fornita da Amnesty International. Il portavoce Nikolaj Gammeltoft ha spiegato che ogni cliente opera in un ambiente informatico separato e sicuro, senza alcuna condivisione dei dati, ribadendo che l’azienda agisce solo come subappaltatore tecnico e non come titolare del trattamento. “Non raccogliamo, non rivendiamo e non utilizziamo i dati dei clienti per fini propri, né addestriamo modelli di intelligenza artificiale su queste informazioni”, ha chiarito.
Nel frattempo, diversi Paesi europei – tra cui Danimarca, Norvegia e Ungheria – si affidano già ai software di Palantir per attività di polizia e doganali. In Germania, l’uso di queste piattaforme da parte di alcuni Länder ha aperto un ampio dibattito politico e giuridico. Sullo sfondo resta una questione centrale: fino a che punto è opportuno legare funzioni così sensibili della sicurezza pubblica a un’azienda privata statunitense in possesso di innumerevoli dati personali, così vicina ai centri di potere di Washington?
I volti dietro Palantir
A incarnare questa vicinanza sono anche i fondatori. Peter Thiel, miliardario libertario-conservatore, è noto per i suoi legami con Elon Musk e per il sostegno finanziario a Donald Trump. Alex Karp, amministratore delegato dall’immagine anticonvenzionale, si definisce apertamente un patriota e sostiene la necessità di un riarmo tecnologico dell’Occidente per fronteggiare i propri avversari. I loro rapporti politici e ideologici con l’attuale amministrazione statunitense continuano ad alimentare interrogativi e analisi critiche sui media internazionali.


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