di Michele Venturato
Negli ultimi anni, il numero crescente di scioperi proclamati da Trenord e ATM (azienda trasporti milanesi) ha fortemente scosso l’opinione pubblica. Se da una parte lo sciopero è un diritto primario dei lavoratori, dall’altra i ripetuti disservizi e blocchi hanno portato molti a chiedersi se questo strumento non venga abusato, soprattutto a danno degli utenti che quotidianamente si affidano ai trasporti pubblici per lavoro, studio o necessità.
I Numeri degli Scioperi
Secondo i dati raccolti nel corso del 2023, Trenord ha organizzato scioperi per un totale di 15 giorni, provocando la cancellazione di circa 400 treni al mese. Anche ATM ha seguito un percorso simile, con scioperi che hanno bloccato tram, bus e metropolitane in diverse occasioni. Solo nei primi sei mesi dell’anno, sono stati indetti 10 scioperi che hanno coinvolto direttamente i trasporti pubblici a Milano, con un impatto devastante sui cittadini.
Secondo il report della Commissione di Garanzia per gli Scioperi nei Servizi Pubblici Essenziali, nel 2023 si è assistito a un incremento del 20% degli scioperi nel settore dei trasporti rispetto all’anno precedente, con delle percentuali di adesione che superano il 30% (raggiungendo talvolta i 40% o 50%). I lavoratori lamentano condizioni di lavoro difficili, ma l’impatto sui cittadini sembra essere sproporzionato.

Un Diritto Abusato?
Lo sciopero è uno strumento che permette ai lavoratori dipendenti di esprimere il proprio malcontento e di lottare per condizioni lavorative e contrattuali migliori. Tuttavia, nel caso di Trenord e ATM, il numero di scioperi, associato alla mancanza di alternative nel trasporto per i pendolari, ha portato molti a chiedersi se questo diritto non venga utilizzato in modo eccessivo. Il Codacons ha stimato che ogni sciopero costi alla collettività milanese circa 1,5 milioni di euro, includendo costi indiretti legati al tempo perso e alla produttività ridotta. Il danno arrecato alla popolazione e alle industrie è significativo. I lavoratori e gli studenti, soprattutto i pendolari, subiscono gravi disagi, ma i sindacati sembrano non avere troppi scrupoli nel mettere in ginocchio intere categorie lavorative, che dovrebbero invece tutelare, pur di ottenere un fine settimana lungo e retribuito per i lavoratori del settore trasporti. La maggior parte degli scioperi, infatti, viene indetta di venerdì o lunedì, rendendo ancora più difficile il rientro a casa per chi, per esempio, vive in una regione diversa da quella in cui lavora.
Le Motivazioni
Le motivazioni che vengono puntualmente citate per indire uno sciopero appaiono spesso ridicole e sproporzionate rispetto all’impatto che causano. Tra le ragioni più comuni troviamo richieste di miglioramento delle condizioni di lavoro, lamentele su turni e ferie, o contrasti sindacali interni che potrebbero essere risolti attraverso il dialogo o la negoziazione. Tuttavia, queste questioni, che non mettono in discussione diritti fondamentali o condizioni insostenibili, vengono ugualmente utilizzate per giustificare il ricorso allo sciopero, penalizzando centinaia di migliaia di persone. In questi casi, lo sciopero sembra più uno strumento per ottenere vantaggi minori, piuttosto che una reale esigenza di tutela dei lavoratori, generando rabbia e frustrazione tra i cittadini e svilendo il significato di questo diritto che i nostri avi hanno ottenuto con lotte e sacrifici.
Alcuni dei pretesti ricorrenti degli scioperi sono:
- CONTRO LE GUERRE, PER POLITICHE DI PACE E SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE CON CLASSI LAVORATRICI E POPOLAZIONI UCRAINE, RUSSE E BIELORUSSE.
- CONTRO AUMENTO SPESE MILITARI.
- PER LA PIENA ED EFFICACE TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E NEGLI AMBIENTI DI LAVORO.
- PER CONTRASTO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA.
Oltre a chiedermi se tutti gli aderenti ai vari scioperi condividano a pieno la miriade di motivazioni che vengono elencate nel foglio delle “lamentele”, non posso che sottolineare come una buona parte delle motivazioni, nonostante siano temi che stanno a cuore a molte persone, non siano affatto inerenti allo scopo effettivo che dovrebbero ricoprire gli scioperi.

L’urgenza di un confronto
Il governo dovrebbe iniziare a dialogare di più con i sindacati e le imprese per affrontare le problematiche legate agli scioperi e migliorare il servizio di trasporto pubblico. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, potrebbe sollecitare un confronto diretto con le aziende appaltatrici, chiedendo loro di elaborare piani d’azione volti a garantire la continuità del servizio e a ridurre al minimo i disagi per i cittadini con l’aumento di fasce orarie estese e protette e la riduzione degli scioperi. Inoltre, una revisione delle normative sui servizi essenziali potrebbe essere necessaria per bilanciare il diritto allo sciopero con le esigenze dei pendolari. Solo attraverso un dialogo costruttivo si potrà sperare in una gestione più efficiente dei trasporti pubblici, restituendo fiducia ai cittadini e garantendo un servizio di qualità.
Conclusioni
La questione resta aperta: come bilanciare il diritto dei lavoratori allo sciopero con il diritto dei cittadini di avere un servizio pubblico essenziale (per il quale pagano), come i trasporti, funzionante e affidabile? Trenord e ATM devono trovare nuove modalità di dialogo con i propri dipendenti per evitare che chi paghi il prezzo più alto siano i cittadini che, in molti casi, non hanno alternative. Intanto, la frustrazione dei pendolari continua a crescere, così come la necessità di un intervento più incisivo da parte delle autorità competenti.


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